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Pasqua 2019

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21 Aprile - Domenica di Risurrezione

Riprendiamoci la giusta direzione
"Non è qui... non cercate tra i morti...".

I racconti di Pasqua che ascoltiamo dai Vangeli, contengono queste due negazioni per riaffermare una grande verità: «Egli è vivo per sempre e vi procede»; sì, il Risorto ci anticipa nella vita, nell’amore, nel perdono, nei sogni e nella pienezza della vita!

Ai cuori affranti e smarriti delle donne e dei discepoli che si recano al sepolcro per comporre il cadavere di Gesù, l’annunzio nuovo e sconcertante della risurrezione. Una Pasqua nuova ed eterna. Egli vive e ci precede. Il nostro Dio è un Dio dei vivi. Egli è sempre colui che fa il primo passo. Ci ama nonostante tutto e amandoci ci rende buoni!

La Pasqua cristiana è un annuncio di speranza. E' un monito a non indugiare sui sentieri contorti e miopi dei calcoli, delle paure e delle barriere. Neanche quella tra vita e morte è ormai insormontabile.

La Pasqua cristiana ci indirizza verso impegni inediti, per un recupero di civile convivenza, per l’abbattimento di ingiustificate distinzioni ed allarga la logica dell’inclusione e del rispetto. Non si tratta di una pia commemorazione, ma di un valore centrale della fede cristiana che proprio per la sua naturale ricaduta sociale, relazionale, politica economica ed ambientale può e deve coinvolgere tutti gli uomini di buona volontà. Il presupposto per tutti non può che essere il rispetto della persona, della sua dignità, e la ricerca sincera della giustizia e della pace. È anche giunto il tempo di lavorare per un’etica globale, condivisa e cercata, indipendentemente dalle fedi religiose e dalle connotazioni politiche. Là dove c’è una persona che soffre c’è bisogno di Redenzione.

In questa Pasqua vogliamo rivivere con rinnovato vigore ed impegno la radice cristiana del nostro essere protagonisti di una cittadinanza attiva. Ricomporre gli odi, ricucire gli strappi, denunciare le assurde discriminazioni. Finché questa mortale miscela sarà ostentata e contrabbandata come sicurezza, il senso vero della Pasqua è reso opaco. La fede cristiana constata che le frontiere della storia di sempre sono cosparse di inutili croci e di tanti crocifissi vittime dell’indifferenza, dell’odio e del silenzio complice anche di tanti apparati che dovrebbero garantire giustizia ed eguaglianza.

A Pasqua vogliamo che le frontiere diventino orizzonti di vita nuova e di terra nuova. Non più ricerche di tombe vuote, non più mari, deserti, strade, condomini e ghetti che ingoiano la vita e oltraggiano la speranza. Cercare il Risorto nei simulacri dell’ideologia e della falsa potenza, significa cercarlo nella direzione sbagliata.

A Pasqua risorge ogni uomo, tutto l’uomo e tutti gli uomini, solo così l’alba del nuovo giorno irrorerà di splendore il nostro destino.

+ p. Antonio de Luca

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Lasciatela fare

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In profondità alla luce della Parola

Lasciatela fare (Gv 12,7)

Questo imperativo di Gesù si riferisce all’episodio che accade nella casa di Lazzaro a Betania, dove Gesù si reca per un momento di conviviale fraternità. Tra lo stupore dei convitati, una donna, Maria, compie un gesto a dir poco sbalorditivo. Cosparge i piedi di Gesù con olio di nardo assai prezioso, forse l’importo di un salario di un intero anno di un lavoratore. L’evento suscita stupore, meraviglia, e perfino irritazione in qualcuno dei presenti: Giuda. Iniziano illazioni, silenziose distanze e un tradimento fatto con le ‘buone maniere’. Uno sperpero inutile, un’ostentata captatio, non ne vale la pena, esagerazione sentimentale. Con quelle risorse si poteva fare di più e di meglio! Si tratta di un alibi. E’ in atto una vera ribellione di fronte alla profezia e al coraggio di testimoniarla. Agli occhi di alcuni, c’è della non ragionevolezza nel gesto di Maria, uno spreco che va contro il buon senso. Talvolta ci si appella a motivi, di per sé buoni, per frustrare la generosità di un dono totale. Ma il linguaggio dell’amore non rispetta sempre i canoni della ragione, dell’utile, del buon senso. L’amore ha bisogno di gesti eccedenti, com’è eccedente l’amore che Dio ha per noi e che Gesù ci ha descritto nelle parabole del padre misericordioso o nel suo incontro con l’adultera.

Il racconto nel suo nucleo è contenuto anche nei Sinottici, con accentuazioni e componenti distinte ma non contrarie. Attraverso una lettura parallele mi piace cogliere la straordinaria vocazione che dietro questo imperativo viene affidato a Maria. «in tutto il mondo, dovunque sarà predicato il vangelo, anche quello che costei ha fatto sarà raccontato, in memoria di lei» (Marco. 14, 9). In quell’imperativo è racchiusa la memoria del futuro di chiunque è capace di osare l’impossibile, di chi sa fare cose sorprendenti per la persona che ama. L’amore vero è di per sé eterno, perché immette e partecipa della natura più autentica del Dio amore.

Il gesto è accompagnato da un commovente silenzio. Maria non proferisce parola, semplicemente opera il dono. Sì il dono la condurrà nella frontiere di quel ricordo che invade la storia, così come il profumo del nardo profumato si diffonde dappertutto. L’amore fa nascere la fantasia della carità, spinge a gesti originali e non sempre immediatamente comprensibili, suscita interrogativi e lascia anche salutari inquietudini. La fantasiosa intraprendenza di Maria, che voleva solo esprime il suo Grazie al Divin Maestro, viene fraintesa e criticata. Lei è la testimonianza e la prefigurazione di una presenza pasquale nella vita di Gesù e dei suoi discepoli. I benpensanti di oggi e di ieri sono soliti presentarsi al Divino solo con la lista di interminabile e monotona richiesta. Si irritano se Dio resta muto, le loro orazioni sono pretese e non intercessioni e soprattutto non sono accompagnate dal dono, Dio resta muto perché noi siamo sordi. Maria si avvicina a Gesù senza chiedere nulla, solo dona, offre preziosissimo olio, compie un gesto di ospitalità ma anche una profezia dell’evento triste della morte. Ogni dono autentico e totale ha sempre una dimensione di profezia.

Quante obiezioni, ispirate da cosiddette buone intenzioni, sono invece dei veri e propri tradimenti, critiche aspre, e quante apparenti pie aspirazioni nascondono il tranello dei doppi fini, di interessi personali, di recondito tornaconto personale. Il dono di un cuore puro e il cammino del discernimento, sono congiunti non solo per scegliere il bene da fare ed il male da evitare, ma aiutano a rispondere con generosità alla propria vocazione.

In quel perentorio «Lasciatela fare!» Gesù prende le difese di una persona debole, forse anche chiacchierata per un passato sopra le righe eppure toccata dalla grazia, perciò la abilita a compiere gesti profetici di carità. Anche a noi Gesù chiede di lasciar fare laddove scorgiamo gesti di generosità che, pur germogliando senza i crismi dell’ortodossia o dell’impeccabilità, mostrano d’inserirsi nel grande alveo dell’amore di Dio e del prossimo.

+ p. Antonio, Vescovo

 

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I laici nella missione della Chiesa

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E' stato pubblicato sul n. 1/2019 della Rivista di Teologia Asprenas, pubblicazione trimestrale della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale Sezione S. Tommaso d’Aquino - Napoli, l'intervento del prof. Carmine Matarazzo al Seminario di studi per la presentazione della Lettera Pastorale "Ci siamo affaticati e non abbiamo preso nulla" del nostro Vescovo Padre Antonio De Luca.

Riassunto
La recente lettera pastorale di monsignor Antonio De Luca, vescovo di Teggiano-Policastro, è un’occasione per ribadire che la Sacra Scrittura è l’architrave della riflessione teologico-pastorale. Da qui parte il “rinnovato impegno di evangelizzazione nella Chiesa di Teggiano-Policastro”, che riscopre il suo volto missionario di Chiesa “in uscita”. I discepoli-missionari si devono relazionare alla realtà con il confronto e la fiducia nella Parola del Signore. Attraverso un’azione evangelizzatrice “autentica”, si favorisce concretamente la corresponsabilità dei laici nella vita e nella missione della Chiesa universale e delle singole comunità cristiane. Queste ultime, infatti, sono chiamate nel nostro tempo a rivolgere particolare attenzione e cura ai giovani e alle famiglie, non senza sottolineare il rinnovamento e il rinvigorimento dell’iniziazione cristiana.

Scarica il testo I laici nella missione della Chiesa - Asprenas 1/2019