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Che sarà mai questo bambino?

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24 giugno - Natività di San Giovanni Battista

Venne un uomo mandato da Dio,
e il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone… (Gv 1, 6).

La liturgia della Parola di questa domenica è sostituita dalla solennità della natività di San Giovanni battista. Non capita spesso che la domenica lasci spazio alla celebrazione dei santi perché su tutto prevale il giorno del Signore, nel quale la comunità si riconosce come partecipe dello stesso dono di grazia del Signore, nella Parola e nell’Eucarestia. Eppure questa solennità ha in sé una importanza così grande che anche il Signore lascia che la memoria del Battista venga celebrata dalla comunità credente.

Perché Giovanni ha un ruolo certamente non marginale nella storia della salvezza, lo stesso Gesù indicherà in lui il più grande tra i nati di donna, è il profeta che avrà la gioia di indicare la presenza del messia nel mondo, lo indicherà come agnello che toglie il peccato del mondo. Un asceta che nella sua vita non andrà mai in cerca di vezzi, di comodità, soprattutto non amerà le mezze misure, la vita mediocre. Uno tutto di un pezzo e che per questo perderà la testa, decapitato per volere di Erode al quale rimproverava di aver preso in moglie la cognata.

I genitori del Battista erano anziani, non avevano avuto figli e la nascita di un figlio segna per loro il momento nel quale possono ringraziare Dio per questo dono ed anche per riscattarsi davanti alla società che considerava gli sterili colpiti dal castigo di Dio. Bellissima l’espressione-preghiera di Elisabetta: «Elisabetta…concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: “Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna tra gli uomini”» (Lc 1, 24-25). Quel figlio tanto atteso è colui che preparerà un popolo ben disposto ad accogliere il Signore.

Il brano di oggi si concentra sul momento della nascita di Giovanni, quando è il tempo della circoncisione e di imporre il nome. Si spezza la tradizione del nome paterno, con l’intervento deciso di Elisabetta. A quel punto interviene anche Zaccaria, che era rimasto muto per non aver creduto alla parola del Signore e dirime la questione del nome: “Giovanni è il suo nome” (Lc 1, 63). A quel punto “gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio” (Lc 1, 64). Avviene quando Zaccaria vede compiersi la parola del Signore, quando inizia a fidarsi veramente di Dio, nel momento nel quale comprende la vocazione di quel bambino che non gli apparterrà mai pienamente.

Rompere gli schemi sembra il divertimento di Dio. A ciò che appare prestabilito da tradizioni umane si contrappone la decisione del Signore di inviare ancora un profeta, l’ultimo, che indicherà che le promesse si compiono in Gesù. Giovanni infatti sarà la “voce” del “Verbo”, colui che introduce il Cristo nel mondo, che compirà il suo ministero profetico senza occupare posti di rilievo e che, al momento giusto, saprà farsi da parte: “Egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv 3, 30).

Abbiamo ancora bisogno del Battista, che indichi a noi il senso giusto dell’esistenza cristiana che ha senso solo quando comprenderemo che nostro impegno è preparare e poi lasciare agire il Signore nella vita dei fratelli.

Buona e santa domenica!

+ P. Antonio, Vescovo

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Suscitare un sussulto di umanesimo cristiano nella prospettiva dell'accoglienza

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“Morire di speranza” è stato il tema della veglia di preghiera che si è svolta ieri 21 giugno, a Napoli su iniziativa di diverse associazioni e movimenti. Tra questi l’Ufficio Migrantes e la Caritas di Napoli e la Comunità di Sant’Egidio.

Il vescovo di Teggiano-Policastro, mons. Antonio De Luca, delegato della Conferenza Episcopale Campana per il settore Migrantes, ha citato la recente lettera della Commissione Episcopale per le Migrazioni della CEI “Comunità accoglienti. Uscire dalla paura” a 25 anni dal precedente documento “Ero forestiero e mi avete ospitato” condividendone la suggestione “al fine di suscitare un sussulto di umanesimo cristiano nella prospettiva dell’accoglienza, che resta la sfida originaria e specifica della carità cristiana”.

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Apertura estiva del Museo di Policastro

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Riapre i battenti per la stagione estiva, il Museo Diocesano di Policastro Bussentino, dal primo giugno e fino alla fine di settembre, offrendo ai visitatori la possibilità di ammirare le bellezze storico-artistiche dell’antica diocesi bussentina. Grazie alla fattiva collaborazione della Diocesi di Teggiano-Policastro, nella figura del vescovo, monsignor Antonio De Luca e con l’impegno della Cooperativa Paràdhosis di Teggiano, il Museo Diocesano rimarrà aperto tutti i giorni dalle ore 18 alle ore 21, per permettere l’ingresso sia ai visitatori del posto, che ai tanti turisti che affollano la stagione estiva del Golfo di Policastro.

Inaugurata agli inizi dello scorso mese di marzo, la raccolta museale, che si aggiunge a quelle di Teggiano (sede storica e Lapidario Dianense), narra la storia dell’antica Diocesi di Policastro Bussentino, attraverso numerose opere d’arte che spaziano in un arco temporale di ben diciannove secoli, partendo dall’età romana. Pezzo forte del museo è il ciborio quattrocentesco in marmo di Carrara, commissionato dal vescovo Carlo Fellapane, ma di sicuro effetto sono anche il crocifisso eburneo seicentesco e quello argenteo del 1532. Nelle sale museali sono raccolte iscrizioni e sculture in pietra, legno e cartapesta, dipinti su tela e tavola e componenti d’altaristica in argento sbalzato e cesellato. Nelle teche sono esposti anche preziosi paramenti liturgici appartenuti al vescovo Nicola Maria Laudisio, nonché i pastorali in argento di questo presule e di monsignor Federico Pezzullo, ultima guida spirituale della diocesi di Policastro.

La visita al museo, offrirà anche la possibilità di poter implementare il percorso storico-artistico, con la riscoperta della chiesa concattedrale di Santa Maria Assunta e del centro storico policastrense.

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Veglia di preghiera "Morire di Speranza"

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In occasione della “Giornata mondiale del Rifugiato”, la Comunità di Sant’Egidio, la Caritas Diocesana di Napoli, i Comboniani di Castelvolturno, Terre d'incontro, l'Ufficio Migrantes della Diocesi di Napoli, il Centro Fernandes, promuovono "Morire di Speranza", una veglia di preghiera in memoria di quanti perdono la vita nei viaggi verso l'Europa.

La Veglia si terrà il 21 giugno a Napoli, nella Basilica dei Ss. Severino e Sossio, alle ore 18.30, e sarà presieduta da Mons. Antonio De Luca, Vescovo di Teggiano-Policastro.

Parteciperanno comunità e associazioni di immigrati, rifugiati, organizzazioni di volontariato.