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Libro "Prendersi cura"

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In occasione della 54a giornata mondiale delle comunicazioni sociali, nella solennità dell'Ascensione del Signore, prima Domenica in cui la Comunità si ritrova nuovamente per la Celebrazione dell'Eucaristia, l'Ufficio per le comunicazioni sociali della Diocesi di Teggiano-Policastro presenta il libro “Prendersi cura”, con la raccolta dei messaggi che il nostro Vescovo Padre Antonio De Luca ha condiviso con la Comunità Diocesana nei giorni più difficili dell’emergenza Covid-19.

I messaggi del Vescovo sono nati in giorni di smarrimento e paura, di grande incertezza, di preoccupazione e di pianto; giorni che al contempo hanno visto il rafforzarsi della speranza alimentata dalla preghiera e l’accrescersi di una meravigliosa carità, fatta di tanti piccoli e grandi gesti, a testimonianza della fede e della solidarietà delle nostre comunità.

In salita non si parla molto per non sciupare le resistenze del respiro, si sussurrano parole di incoraggiamento, si condivide lo stupore di fronte alle prospettive bellissime di una montagna, di ruvide scogliere scoscese o di strapiombi mozzafiato. Così i messaggi del Vescovo ci hanno provvidenzialmente raggiunti nei giorni della forzata reclusione nelle nostre case, nelle salite della triste ferialità, nella stanchezza monotona del trascorrere quotidiano, per “prendersi cura”, sostenendo, confortando, consolando e stimolando ad una salutare riflessione attraverso il silenzio e la preghiera.

Questa pubblicazione è la narrazione di un vero e proprio percorso spirituale che ha scandito il tempo della prova; tempo difficile e di crisi, ma illuminato dalla speranza e fecondato della carità, per “ritrovare le radici e la forza per andare avanti insieme”.

Massimo La Corte
Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali


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Ricominciare con affanno

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Dopo le forzate chiusure, finalmente anche se con esitazione e tanta perplessità, bisogna ripartire. È necessario ricominciare con nuovo entusiasmo, con nuova sensibilità. Non si tratta di ripartire dal punto dove avevamo interrotto, la crisi socio-sanitaria mondiale ci ha lentamente addomesticati. Ci ha ricondotti nei limiti di una fragilità diffusa della quale fino ad oggi ci eravamo illusi di essere immuni. Invece no! Ecco la prima risorsa che ci aiuta a rialzarci, la consapevolezza che siamo vulnerabili, ed inoltre abbiamo anche compreso che non ci sarà mai consentito di stare bene e di vivere sani se continuiamo a fare scelte che ammalano il pianeta.

Una risorsa spirituale che non possiamo ignorare è l’annullamento delle barriere. Il virus non ha rispettato i confini geografici, invisibile, minaccioso si è mosso sulle latitudini planetarie con preoccupante rapidità. Non ha fatto distinzioni di razze e di popoli. Ha colpito tutti, dunque siamo legati da un unico destino di benessere o di fallimento e tutto si presenta irriducibilmente connesso: la sanità, l’economia, l’educazione, la politica, la custodia dell’ambiente, le migrazioni dei popoli. Tutto è connesso! Avere questa consapevolezza ci proietta verso responsabilità globalizzate e condivise.

Nella triste esperienza della pandemia mondiale è venuta fuori una fioritura di volontariato e di servizi che hanno impresso il marchio della vera umanità negli ospedali, nelle case di riposo, all’indomani di tristi esperienze di morte, vi è stata la mobilitazione generale per offrire ai malati, alle persone sole, ai morenti l’esperienza di un umanesimo cristiano che mai smette di indicare il divino ed il trascendente. È vero, nella solitudine del distanziamento sociale abbiamo imparato a viaggiare sui canali social, ma abbiamo anche compreso che essi possono costituire una soluzione sostitutiva e temporanea, abbiamo bisogno delle relazioni concrete, visive, abbiamo bisogno di un abbraccio, una stretta di mano, di un sorriso, oggi tristemente velato dalla presenza di una mascherina. Ottimo ritrovato precauzionale, ma chi non l’ha avvertito almeno per un momento come pesante macigno o dolorosissimo colpo subìto!

La forzata inoperosità ci ha spinto anche a mettere ordine non solo nelle carte e nelle cianfrusaglie accantonate nel fondo dei nostri cassetti. Il vero ordine ha riguardato la vita, la coscienza, il posto di Dio, la riflessione sulla vita e sulla morte e, soprattutto, sul compito che incombe su ciascuno di costruire relazioni vere e autentiche, improntate all’accoglienza e al rispetto vicendevole. Nella crisi abbiamo avvertito l’urgenza della solidarietà e delle scelte decisive per i valori e per le opzioni che veramente contano al di là di effimeri miraggi e di velleitarie conquiste. Esistono beni che non hanno prezzo e che non possono essere acquistati se non a caro prezzo di rinunce, sacrifici e lavorio diuturno.

Dinanzi a noi si è spalancata la finestra di una mondialità ferita e malata. Con il nervo scoperto della corsa agli armamenti e la sussistenza di una economia che uccide. Una famiglia umana che deve riscoprire i legami ormai ineludibili di una planetarietà che salva o distrugge tutti. Una sfida nella quale dobbiamo assolutamente sentirci coinvolti con il discernimento sui paradigmi tecnocratici che hanno illuso l’uomo di essere capace di tutto e di realizzare ogni forma di capricciosa conquista anche quando questa non solo non rientra nei parametri del vero sviluppo, ma addirittura lo contraddice e lo annulla.

Ripartiremo con la consapevolezza che non possiamo fare a meno del lavoro e delle collaborazioni di uomini e donne impiegati nella filiera agroalimentare, nel settore dell’assistenza ai nostri anziani e malati. Li abbiamo nelle nostre case, nelle nostre aziende eppure li definiamo ancora clandestini. Essi meritano rispetto e riconoscimento dei diritti, solo così sarà possibile anche per loro monitorare la sanità, organizzare le rimesse verso i paesi di provenienza e quello che più conta, sottrarre questi lavoratori ad iniqui e squallidi mercati sui quali incombe l’ombra di organizzazioni malavitose.

Serve una nuova alleanza con la madre terra. La conversione ecologica, tanto invocata da Papa Francesco, attende ancora significativi riscontri, si tratta di rinunciare ai profitti vantaggiosi che si costruiscono a scapito di minoranze e nello sfruttamento di un lavoro mal pagato e non sempre rispettoso delle necessarie cautele ambientali. I giganti di una economia di profitto e di interessi non ridistribuiti continuano a produrre tracciati di fame e di morte. «Ora, mentre pensiamo a una lenta e faticosa ripresa dalla pandemia, si insinua proprio questo pericolo: dimenticare chi è rimasto indietro. Il rischio è che ci colpisca un virus ancora peggiore, quello dell’egoismo indifferente», queste parole di Papa Francesco ci sono di aiuto a comprendere che, per ripartire veramente, dobbiamo lasciarci alle spalle l’egoismo e l’indifferenza che uccide. Ripartire sì, ma con la consapevolezza che abbiamo bisogno di nuovi orizzonti.

+ p. Antonio De Luca

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Graduale ripresa delle Celebrazioni con il popolo

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"Dal 18 maggio si riprendono le celebrazioni con il popolo. Come recita il Protocollo, la ripresa delle celebrazioni liturgiche sia “graduale”, secondo le disponibilità e tenendo conto delle eventuali difficoltà a “ripartire”. Raccomandiamo soprattutto molta prudenza e buon senso, in quanto il rischio dei contagi è ancora presente".

Con queste parole, in un messaggio indirizzato ai sacerdoti, i Vescovi della Campania annunciano la graduale ripresa delle Celebrazioni con il popolo, dando delle linee unitarie per tutte le Diocesi della Regione.

L'Ufficio per le Comunicazioni Sociali della Diocesi di Teggiano-Policastro, in vista della ripresa dal 18 maggio, ha realizzato due cartelli informativi per i fedeli con le indicazioni essenziali per l'accesso alle chiese in occasione delle Celebrazioni Liturgiche.

- CARTELLO INDICAZIONI ACCESSO IT
- CARTELLO INDICAZIONI ACCESSO IT EN

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Messaggio ai sacerdoti dalla Conferenza Episcopale Campana

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Linee unitarie per le Diocesi della Campania per la graduale riapertura delle celebrazioni al popolo di Dio.

Carissimi sacerdoti, nei giorni difficili che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo, noi, vescovi della Campania, sentiamo anzitutto il bisogno di rivolgere un pensiero particolare a voi per la bella testimonianza di fede e di carità che state offrendo ai fedeli delle nostre parrocchie. Vi ringraziamo, vi apprezziamo perché siete vicini alla gente, a tante persone e famiglie esposte alla perdita di certezze lavorative, economiche e sanitarie. «Cari sacerdoti, se la Chiesa in Italia ha sempre il respiro del popolo, molto si deve ai suoi preti, particolarmente in questo frangente così delicato» (Card. Bassetti). Grazie!

Un doveroso ringraziamento va anche alle Caritas diocesane e parrocchiali, ai tanti volontari che in questo tempo stanno scrivendo pagine di silenziosa e discreta solidarietà. Affrontando anche situazioni di pericolo, sono stati e sono i veri “santi della porta accanto”. Grazie ai tanti volontari che sostengono l’impegno dell’accoglienza, del “prendersi cura del prossimo” nei tanti centri di ascolto della Caritas. Grazie! Siete l’immagine viva del buon samaritano e contribuite non poco a rendere credibile la Chiesa. Non può mancare un ringraziamento particolarmente sentito ai medici e agli operatori sanitari, come anche alle forze dell’ordine. A tutti va il nostro pensiero paterno e l’incoraggiamento a perseverare nella comunione e nella carità.

Carissimi, mentre ci prepariamo alla ripresa delle celebrazioni nelle nostre comunità, non intendiamo limitarci ad aspetti contingenti ma vogliamo offrire soprattutto una “lettura sapienziale” di quanto sta avvenendo. “Lettura sapienziale” che ci aiuti a comprendere che cosa il Signore vuol farci capire in questa situazione, come leggere questo tempo e soprattutto come ripensare l’azione pastorale alla luce di questa emergenza sanitaria, dalla quale sia la società sia le nostre comunità cristiane usciranno con un volto nuovo. Ci impegniamo a ritornare su quanto le nostre comunità hanno vissuto in questo tempo, soprattutto sulle “buone prassi” maturate in questi mesi per ricavarne orientamenti per il futuro. Su questa “lettura sapienziale” e sulla ricaduta pastorale di quanto sta avvenendo noi vescovi ci impegniamo a riflettere di nuovo prossimamente per accompagnare le nostre comunità e aiutarle a «leggere i segni dei tempi con gli occhi della fede, affinché la direzione di questo cambiamento risvegli nuove e vecchie domande con le quali è giusto e necessario confrontarsi» (Papa Francesco).

Nello stesso tempo non ci sta a cuore solo la ripresa delle celebrazioni, quasi che la nostra missione si esaurisca nella dimensione del culto. La missione della Chiesa non si esaurisce nelle celebrazioni. Ci stanno a cuore anche i giovani e le famiglie, gli ammalati, gli anziani, i disoccupati, i lavoratori, le categorie non protette, ci stanno a cuore i nostri fratelli migranti, impegnati nella filiera agroalimentare, nell’edilizia, nella ristorazione; in questo momento ci stanno a cuore le scuole, tutte le scuole (non possiamo infatti dimenticare le scuole paritarie e cattoliche, molte delle quali rischiano la chiusura a seguito di questa crisi); ci stanno a cuore tutti quelli che subiscono le conseguenze di questa emergenza.

Alcune linee unitarie per le Diocesi della Campania
Desideriamo ora offrirvi alcune linee a partire dal “Protocollo” riguardante “la graduale ripresa delle celebrazioni liturgiche con il popolo”, siglato dal Governo e dalla Conferenza Episcopale Italiana. Le disposizioni in esso contenute sono vincolanti per tutti. Pertanto, ne raccomandiamo l’osservanza in tutte le sue parti, soprattutto nel rispetto delle prescrizioni sanitarie, quali ad esempio evitare l’assembramento, rispettare la normativa sul distanziamento tra le persone e l’adozione dei dispositivi di sicurezza.

- Messa Crismale. La CEI ha indicato, come orizzonte unitario, che la celebrazione avvenga nel Tempo pasquale, entro l’ultima settimana. Poiché la Messa Crismale esprime l’unità di tutto il popolo di Dio, si faccia in modo, nel rispetto delle prescrizioni, che ad essa partecipino i sacerdoti e alcuni rappresentanti dei religiosi e dei laici. Nella Messa Crismale si preghi anche per i sacerdoti morti in quest’epidemia.

- Dal 18 maggio si riprendono le celebrazioni con il popolo. Come recita il Protocollo, la ripresa delle celebrazioni liturgiche sia “graduale”, secondo le disponibilità e tenendo conto delle eventuali difficoltà a “ripartire”. Raccomandiamo soprattutto molta prudenza e buon senso, in quanto il rischio dei contagi è ancora presente.

- Il Protocollo considera l’ipotesi di incrementare il numero delle celebrazioni liturgiche: noi vescovi diciamo no ad una “proliferazione” del numero delle celebrazioni, sia per ragioni di natura liturgica, sia per evitare una sorta di “meccanicizzazione”, sia per oggettive difficoltà pratiche (igienizzazione dopo ogni messa e un tempo per l’areazione degli ambienti).

- Si prenda in considerazione la possibilità di celebrazioni all’aperto, assicurandone la dignità e il rispetto della normativa sanitaria, o anche l’ipotesi di utilizzare un’area interna o esterna alla chiesa che si può collegare via streaming con l’aula liturgica.

- Si faccia un uso limitato di trasmissioni delle celebrazioni in modalità streaming per non disperdere ulteriormente la partecipazione comunitaria: ci sta a cuore il senso della comunità, reale e non virtuale. In tali celebrazioni si rispettino lo spirito e le norme della liturgia.

- La celebrazione del sacramento della Confermazione e la celebrazione delle “Prime Comunioni” sono rinviate fino a nuove disposizioni.

- Per la celebrazione di Battesimo, Penitenza, Matrimonio, Unzione degli Infermi ed Esequie si rimanda alle disposizioni già vigenti.

- Processioni e feste patronali. Disponiamo che Processioni e feste patronali, peraltro già non consentite dalle attuali prescrizioni del Governo, siano sospese fino a nuove disposizioni. Rientrano in tale provvedimento anche quelle manifestazioni che prevedano, pur senza il concorso di popolo, il portare la statua del santo per le strade. Il divieto delle feste patronali è motivato anche dalla drammatica crisi sociale seguita all’ emergenza sanitaria: non sarebbe tollerabile assistere a feste utilizzando le offerte della gente mentre aumentano i poveri.

Carissimi sacerdoti, grati per la vostra generosa testimonianza, vi rivolgiamo ancora una parola di incoraggiamento a portare la gioia e il peso quotidiano della cura pastorale, resa più difficile in questo tempo di emergenza. Vi diciamo: siate forti, sappiate che noi, vescovi e presbiteri, camminiamo insieme.

Pompei, 13 maggio 2020,
Memoria della Beata Vergine Maria di Fatima

I vescovi della Conferenza Episcopale Campana