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Celebrazioni della Settimana Santa presiedute dal Vescovo

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Il nostro Vescovo Padre Antonio De Luca, presiederà i riti della Settimana Santa nella Cattedrale di Teggiano, senza concorso di popolo e a porte chiuse come previsto dal Decreto In Tempo di Covid-19 della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei sacramenti e degli Orientamenti per la Settimana santa della Presidenza CEI.

Le Celebrazioni saranno tutte trasmesse in diretta streaming sulla pagina facebook Diocesi di Teggiano-Policastro (https://www.facebook.com/diocesiteggianopolicastro), secondo il calendario e gli orari che seguono:

5 AprileDOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE
Ore 10:00 Celebrazione dell’Eucaristia

9 AprileGIOVEDI' SANTO
Ore 17:00 Celebrazione nella Cena del Signore

10 AprileVENERDI' SANTO
Ore 15:00 Celebrazione della Passione del Signore

PASQUA DI RISURREZIONE
Sabato 11 Aprile - Ore 19:00 Veglia Pasquale
Domenica 12 Aprile - Ore 10:00 Celebrazione Eucaristica

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Educare tra passione e stanchezza

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Educare rientra in quell’arte di amare che spinge a prenderci cura dell’altro, dei figli, del prossimo. La cura è una delle cifre fondamentali dell’essere umano che, in una dimensione generativa, permette all’altro di essere sé stesso, perché sostenuto, incoraggiato e custodito. La passione nell’educare, se costruita sulla reciprocità, genera una dinamica di crescita che aiuta a cercare la bellezza, a inseguire la passione per il bene, la giustizia, la custodia e il rispetto della natura. Essa impara anche a sognare, sebbene il clima di eccedenza del ‘tutto e subito’, che investe i nostri ragazzi e giovani, li trasferisce spesso nella terra arida del vuoto.

Siamo davanti a «una generazione che non conosce i sogni perché non sono state insegnate le passioni», afferma il noto psichiatra e sociologo M. Recalcati. Occorre riconoscerlo, viviamo un tempo di stanchezza educativa che trova sempre più soggetti dimissionari, inclini a perpetrare inconsapevolmente il divorzio tra istruzione ed educazione. Questo è uno dei pericoli peggiori, poiché si educa istruendo e si istruisce educando.

Educare significa puntare dritto al cuore, suscitare il desiderio, innestare aspirazioni elevate. Le nozioni hanno senso solo dopo le relazioni, che rendono tutti più umanamente maturi. Oggi più che mai, educare è una disciplina estremamente impegnativa, perché sottopone ad una costante verifica e al giudizio impietoso di ragazzi e giovani, figli, nipoti, che recriminano coerenza e credibilità. Solo con esse è possibile interagire, ricercare motivazioni e arrivare a condividere anche dei dolorosi “no!”. Non si tratta di metter paletti, quanto di alimentare un sano discernimento delle motivazioni che ci determinano e di ciò che veramente si desidera.Quando si educa il desiderio, si educa tutta la persona. Rallegra che si sia gradualmente attenuata l’ansia che faceva parlare di sfida educativa, generando implicitamente l’idea dello scontro o di una lotta tra avversari.

Mi piace percepire la bellezza di questa avventura dell’educazione che aiuta a mettersi in gioco, senza intimorire o scoraggiare per l’eccesso di responsabilità che essa comporta. Educare è sì impegnativo, e non dipende solo da tecniche, professionalità o didattica, ma è prima di tutto un atto di amore.

Un giornalista scrive «educare è la prima virtù del credere» e in questo umanesimo quotidiano rappresenta una comune consapevolezza da rafforzare. Essa ci fa mendicanti del cielo, genera un desiderio di infinito e l’apertura verso l’Assoluto, facendo attingere vigore per realizzare le speranze possibili.

Con la mia preghiera vi benedico.

+ p. Antonio De Luca

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Il limite e ciò che ci fa essere

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Qualcosa andava meglio compreso e anticipatamente arrestato: è questa la considerazione che viene riflettendo sulla dolorosa battaglia al covid-19. Anche in questa circostanza, in fondo, è mancata la consapevolezza del limite. Nell’incontrollabile corsa del progresso e del profitto si è creduto di poter valicare i limiti umani, ambientali, relazionali, compresi quelli religiosi ed etici.

Gli antichi avevano scolpito un imperativo religioso sulle colonne d’Ercole: non andare oltre (nec plus ultra)! Oltre c’era l’incognito, con l’oscura possibilità di un non ritorno. Il delirio di onnipotenza era considerato un oltraggio alla divinità, di fronte alla quale l’esser umano non poteva che avere soggezione, paura, timore di vendetta e rappresaglia. È quella un’antropologia menomata, una vera deriva di umanità. La modernità occidentale, invece, ha compreso il limite come segno di spaventosa incompletezza, di incomprensibile condizionamento, reagendo di fronte ad esso con la smania dell’eccesso, dell’incontrollato, della dismisura. Più si valica il limite più si prova l’ebrezza dell’inarrestabile, del “tutto ad ogni costo”.

Ossessionati del trionfo della riuscita, abbiamo circondato di insopportabile sospetto il senso del limite, confinandolo nella categoria del decadimento. Le regole sovvertite o ignorate, i contenuti confusi: il bene è ridotto all’“utile”, la verità a empirica razionalità, la bellezza a effimero godimento, l’altro ad un oggetto utilizzabile.

Una fanciullesca ansia da prestazione scolastica, lavorativa, sportiva, ha compromesso i progetti di vita, cancellando la pacatezza di un decisivo passaggio verso la maturità, che consiste proprio nell’accettazione di “quello che manca”.

Il limite non lo si ignora, ma lo si attraversa con dignità. Il limite non ci sfigura, anzi ci connota autenticamente in quanto esseri bisognosi di alterità e di superamento. Occorre ricominciare, rimettersi in gioco con un sapere che si confronta con saggezza e umiltà, dissimulando la presunzione di chi, esiliando Dio, ha anche eclissato l’esperienza fondamentale del limite.

Si è resa estranea la “sapienza della finitezza”, inneggiando ad una grandezza miseramente fuorviata. Solo in compagnia del limite potremo esser più umani. Una relazione che prende in conto il limite, con Dio, con il prossimo, con la terra, è l’unica che può ispirare in noi un singolare cammino di fede, nella coscienza che, come afferma il filosofo Remo Bodeo, «come una porta verso cui sento non di potermi spingere oltre, ben sapendo che qualcosa mi sfugge».

A noi invece sembra giusto varcare quella soglia della fede, ci aiuta a comprendere noi stessi e Dio e il prossimo.

Con rinnovato entusiasmo vi abbraccio e benedico in Gesù Redentore. 

+ p. Antonio De Luca

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Pasqua celebrata in famiglia

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L’Ufficio Liturgico Diocesano ha curato un piccolo sussidio per la preghiera in famiglia durante la Settimana Santa. Le restrizioni per contenere la diffusione del contagio non permettono quest’anno la partecipazione alle Celebrazioni, ma tutti potranno unirsi spiritualmente ai propri parroci e dove è possibile seguire le dirette streaming oppure seguire le Celebrazioni del Papa che saranno trasmesse su TV200 (canale 28 digitale terrestre).

Scrive il nostro Vescovo nel messaggio inserito nel sussidio: “È vero, ci sentiamo privati della gioia più bella delle nostre comunità che è la Pasqua, ma non possiamo avvertire la mancanza del Risorto: anche nella sofferenza e nella prova Egli ci raggiunge e, benché non ci sottragga al dolore e alla sofferenza, ci dà la forza per imprimervi un senso nuovo attraverso il quale arrivare alla gioia della Resurrezione”. Il sussidio, appunto, vuole essere un modo per disporci ad accogliere e lasciarci illuminare dal Risorto attraverso l’ascolto del Vangelo e la preghiera nei giorni della passione, morte e risurrezione di Gesù.

Scarica il sussidio PASQUA CELEBRATA IN FAMIGLIA