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Giornata Mondiale del Malato 2019

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L’11 febbraio, anniversario della prima apparizione della Madonna a Lourdes, si celebra la Giornata Mondiale del Malato.

Per l'occasione è prevista la Celebrazione negli Ospedali di Polla, alle ore 10:00 e in quello di Sapri alle ore 16,30. La Celebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo nel Presidio Ospedaliero di Sapri, sarà trasmessa in diretta mondiale sulle frequenze di Radio Maria.

Di seguito il link al Messaggio del Santo Padre Francesco per la XXVII Giornata Mondiale del Malato 2019: leggi il MESSAGGIO

Sul sito dell'Ufficio Nazionale per la pastorale della salute,
sono disponibili per il download i materiali per l'animazione della prossima Giornata Mondiale del Malato
MATERIALI ANIMAZIONE

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Deceduto don Giuseppe Ippolito

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Il Vescovo Mons. Antonio De Luca e il Presbiterio della Diocesi di Teggiano-Policastro, annunciano che ha concluso il suo pellegrinaggio terreno don Giuseppe Ippolito, già Parroco di San Rufo e, mentre ne ricordano il generoso ministero, lo affidano alla Divina Misericordia perché possa ricevere da Cristo Buon Pastore il premio della vita eterna promessa ai servi buoni e fedeli del Vangelo.

Le esequie saranno celebrate venerdì 1 febbraio alle ore 15:00 nella Chiesa Parrocchiale di Sant'Arsenio.

Don Giuseppe era nato a Sant'Arsenio (SA) il 24 giugno del 1926 ed era stato ordinato sacerdote il 3 luglio 1949.

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Riempite le giare d'acqua

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In profondità alla luce della Parola

Riempite le giare d'acqua (Gv 2,7)

Dietro questo imperativo, prontamente eseguito da coloro che erano addetti alle mense, vi si manifesta anche la vocazione dei discepoli, testimoni del primo segno, ma anche la vocazione di quello che sarà poi il nuovo popolo di battezzati. Le giare, testimonianza fredda e silente di una religiosità in dissolvimento, “sei anfore di pietra per la purificazione rituale” (Gv 2, 6) l’acqua, le prescritte abluzioni, sono l’immagine di un apparato religioso solo esteriore, senza più gioia, racchiuso nella fredda pietra, senza più la bellezza della condivisione, indicata dalla mancanza del vino.

Qualcosa ormai di vecchio deve lasciare il posto al nuovo. L’insignificanza di gesti e riti ormai desueti impongono un salutare ripensamento. Le giare vuote sono le esistenze che hanno smesso di alimentare la gioia dell’appartenenza a Dio, l’entusiasmo di cantare una presenza che, se si rivivifica, riporta il gaudio della pace e la pienezza di un impegno a servizio del bene e dei fratelli. «Ripensare la nostra vita di cristiani da questo punto di vista significa non tentare di misurare il nostro cristianesimo sul numero degli atti di culto compiuto sulle pratiche di pietà con cui riempiamo le nostre giornate. Significa invece interrogarci sulla conformità delle nostre azioni a una coscienza giudicata dalla volontà di Dio e veder poi il culto che noi rendiamo a Dio in relazione a tale concreto atteggiamento di vita. Infatti “obbedire vale più del sacrificio”… (1 Sam 15,22)» (Lezionario Meditato EDB, 2 p 109).

Obbedendo alla novità che è Gesù Cristo, anche le forme più anemiche e malaticce di alleanza diventano percorsi di vigorose riscoperte di amore, di alleanza, di impegno. Le vecchie giare inondate di acqua, sono il segno di stanche e ripetitivi schemi che, se riempiti invece di vita, possono persino irrorare pathos e fulgore. A Cana, nel segno dell’acqua trasformata in vino, si rifà la nuova creazione, la nuova storia. E l’acqua trasformata in vino diventa il linguaggio di un rinnovato impegno e di entusiasmo che contagia e che partecipa l’esultanza della festa e dell’incontro. L’imperativo di Gesù di riempire le giare, è preceduto dall’esortazione di Maria che dice ai servi: Qualsiasi cosa vi dica, fatela (Gv 2,5). Obbedire a quel comando significa mettersi alla scuola di un Maestro con il quale si aprono i confini dell’amore e della storia. Al di là di ogni pretesa, di meriti o di abilità, se si ascolta il Maestro egli conduce lontano!

Poco prima Maria avverte Gesù della mancanza del vino, si rende conto che la festa rischia di fallire. Il vino non può mancare! In questa richiesta è contenuta la speranza che Gesù possa fare qualcosa. Anche in questo caso, come altrove, alla richiesta di Maria, Gesù risponde con un interrogativo: Che c’è fra me e te? (Gv 2,4), una posizione di distacco che Gesù intende sottolineare con l’uso dell’appellativo Donna, che ricorrerà altre volte: alla samaritana (Gv 4, 21); alla peccatrice (Gv 8, 10); a Maria di Magdala (Gv 20, 13.15); di nuovo alla madre, sotto la croce (Gv 19,26). È come se Gesù mettesse in guardia la madre. L’inizio della sua vita pubblica, sollecitata dalla richiesta di Maria, non potrà lasciare le cose allo stesso modo, Maria dovrà diventare anch’essa discepola, dovrà iniziare a guardare quel Figlio come suo Maestro, dovrà mettersi dietro a lui e seguirlo, dovunque egli vada (Ap 14, 4).

Nonostante il tentativo di rifiuto, Gesù ordina di riempire le giare. Non è però la pressione della madre a fargli decidere di intervenire, ma Gesù lo fa per un’obbedienza che travalica i legami familiari, obbedienza ad un progetto salvifico che inizia con il segno del vino.

+ p. Antonio, Vescovo

 

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IN PROFONDITA'... ALLA LUCE DELLA PAROLA

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Giornata Diocesana per la Vita 2019

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Domenica 3 febbraio si celebra a livello nazionale la 41a Giornata per la vita incentrata sul tema "E' vita, è futuro".

Anche nella nostra Diocesi, come tradizione da anni, si vivrà questo evento presso la Parrocchia di S. Anna in Sala Consilina a partire dalle ore 16.30. Proporanno la loro testimonianza Cristina Righi e Giorgio Epicoco dell'Associazione AMARLUI di Perugia. Sarà inoltre presentato il "Progetto Give me 5", il futuro è possibile se si serve la vita. Concluderà il nostro vescovo S.E. Mons. Antonio De Luca.

Leggi il Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 41a Giornata Nazionale per la Vita