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Vocazione, invasione di eternità

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Esito a parlare di vocazione, lo facciamo in questi giorni con tutte le comunità. L’esitazione nasce dal possibile fraintendimento sulla parola e soprattutto sul legame che immediatamente si stabilisce con la fobia dei seminari ormai svuotati, del ridimensionamento numerico, l’invecchiamento del clero e di religiosi. In realtà il vero vuoto non riguarda gli spazi, ma invade l’animo umano. Qualcuno ha parlato della nostra cultura occidentale come ambiente che ormai genera uomini senza vocazione. In realtà il vuoto è sulle visioni, sui sogni, sulle grandi mete e sugli ideali per i quali invece vale la pena spendere la vita e lasciarsi continuamente modellare per scoprire una nuova modalità di esistere, che si costruisce intorno al vocabolario nuovo delle vocazioni: gratitudine, coraggio, fatica e lode; è Papa Francesco che ce lo ricorda.

È in gioco una visione di persona che, se da un lato rivendica la propria capacità di autodeterminazione con una esaltante esperienza decisionale, finisce poi per non decidere mai in termini definitivi o quanto meno duraturi, che intende la libertà come immediatezza di revocabilità di ogni scelta, e i legami ritenuti validi solo finché determinano benessere. Il baratro della solitudine e dell’isolamento è in agguato e dopo una incalzante ebrezza di occasionali e passeggeri riempitivi, si rischia il vuoto di senso, la solitudine e la depressione. La vita diventa insopportabile.

In questa triste stagione della pandemia, si sono profilate storie di esistenze spese al totale servizio per ideali e compiti sovrumani. Generosi aneliti di dedizione ai malati e il volontariato come scelta di prossimità; inoltre sono maturati sogni e legami con la storia quotidiana, che segnano inevitabilmente per sempre. La radicale svolta sull’uomo, sul mondo e sul suo destino, dipende molto «se in questo mondo, che minaccia di sparire, non risvegliamo in noi questa invasione d’eternità, di contemplazione, di accoglienza, se non creiamo queste oasi di silenzio dove la frenesia si trova sospesa, noi avremo dimenticato la nostra vocazione di uomini e di donne» (C. Singer).

Papa Francesco rivolgendosi ai giovani, paternamente li ammonisce: «Datevi al meglio della vita», ed il meglio consiste in quel misterioso ascolto della intima coerenza, a quella direzione che dà senso, all’energica risalita dopo ogni caduta, all’autentica ricerca dell’altro nel quale cogliere lo squarcio di infinito che rivela Dio e il suo amore. Solo così ci saremmo legati per sempre ad un compito, ad una vocazione che ci avrà permesso di collaborare a realizzare qualcosa che vale per sempre.

+ p. Antonio De Luca

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Momento di preghiera nella Cattedrale

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Domenica 3 maggio, ad un mese dalla solennità di San Cono, Patrono della Diocesi di Teggiano-Policastro, alle ore 12:00, il Vescovo padre Antonio De Luca, presiederà in forma privata con il parroco don Giuseppe Puppo, un momento di preghiera nella Cattedrale di Teggiano, rinnovando l'affidamento della diocesi al Santo.

La Comunità diocesana è invitata ad unirsi nella preghiera. Il momento di preghiera sarà trasmesso in diretta streaming sulla pagina facebook Diocesi di Teggiano-Policastro.

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Sussidio per il mese di maggio

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Nel messaggio per il primo di maggio, mese che la tradizione cristiana dedica in modo particolare alla Vergine Santa, il nostro Vescovo ci ha invitati a puntare e riflettere sulla fede di Maria e, richiamando la proposta di Papa Francesco, a pregare il santo Rosario nelle famiglie ed anche personalmente, perche "meditando e pregando i misteri della vita di Cristo, ricordiamo Colei che, in modo tutto particolare, ha collaborato nell’opera della redenzione attuata da Gesù, senza per questo oscurare l’unico nostro Redentore e la sua opera salvifica".

Di seguito un sussidio per pregare il rosario, con il messaggio del Vescovo e la lettera di Papa Francesco:
Sussidio per il mese di maggio

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Maria: il bacio del cielo

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Pur nella difficoltà dell’attuale situazione sanitaria e nell’impossibilità di celebrare il mese di maggio nelle comunità, oggi iniziamo questo itinerario mariano che conduce i cristiani a riscoprire la dimensione del discepolato nell’esperienza di Maria, la madre di Gesù.

Il Santo Padre Francesco, nella sua recente lettera ai fedeli, afferma: “Ho pensato di proporre a tutti di riscoprire la bellezza di pregare il Rosario a casa nel mese di maggio. Lo si può fare insieme, oppure personalmente; scegliete voi a seconda delle situazioni, valorizzando entrambe le possibilità”.

Quest’anno la diffusione del virus ha violentemente fermato le attività delle comunità parrocchiali, soprattutto la Celebrazione Eucaristica, mortificando le iniziative e, spesso, spegnendo anche gli entusiasmi. Si avverte la difficoltà della privazione spirituale degli eventi celebrativi, manca l’Eucaristia e la comunità. In questa situazione di crisi siamo chiamati ancora una volta a riscoprire la presenza di Gesù Cristo nella preghiera in famiglia, nella Parola di Dio e nell’esercizio costante della carità.

Papa Francesco ci ricorda che è necessario riscoprire la dimensione domestica della fede, pregare e celebrare la fede in famiglia è la possibilità che oggi ci viene offerta. Vi invito a non sciupare questo tempo che, pur con mille difficoltà, forse ci sta indicando nuovi percorsi e nuove possibilità a cui non avevamo pensato.

Nella tradizione cristiana il mese di maggio è l’opportunità che ci è data per puntare e riflettere sulla straordinaria fede di Maria attraverso la preghiera del santo Rosario. Meditando e pregando i misteri della vita di Cristo, ricordiamo Colei che, in modo tutto particolare, ha collaborato nell’opera della redenzione attuata da Gesù, senza per questo oscurare l’unico nostro Redentore e la sua opera salvifica. Infatti non c’è nessun pericolo che onorando la Madre non si onori anche il Figlio e viceversa, così come la Chiesa insegna.

Maria accolse e generò il Figlio nel cuore e nella carne e così porto la vita al mondo (cf. LG, 53), su di lei la grazia di Dio si è manifestata in modo tutto speciale; in quanto donna, madre e discepola di suo Figlio è chiamata beata da tutte le generazioni (Lc 1, 48); con la consegna di Gesù morente ha esteso la sua maternità a tutti gli uomini “generati dalla morte di Cristo per una vita che non avrà mai fine” (Prefazio BVM III). Ora accompagna con materno amore la Chiesa e la protegge nel cammino verso la patria, indicando e tracciando un percorso sicuro di vita cristiana. In Lei cogliamo l’ostinato ottimismo di Dio, che rigenera la storia con la libertà di un semplice sì!

Con accenti poetici, la sensibilità di una donna così ha scritto di Maria: «Quando il cielo baciò la terra nacque Maria che vuol dire la semplice, la buona, la colma di grazia. Maria è il respiro dell’anima è l’ultimo soffio dell’uomo» (Alda Merini).

Invochiamo la Madre della Chiesa, Maria, a lei, madre nostra, rivolgiamo lo sguardo, sicuri di ricevere il suo aiuto e la sua protezione. La preghiera del santo Rosario alimenti in noi la certezza che, come Maria, siamo chiamati a vivere i misteri di Cristo, nell’attesa di contemplarlo un giorno, uniti nella stessa gloria.

Buon mese di maggio!

+ p. Antonio De Luca