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Avvento 2018

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AVVENTO 2018
Nell'attesa la forza del credere

Carissimi fratelli e sorelle,
l’avvento mette in moto il dinamismo dell’attesa. Il tempo liturgico che viviamo è una possibilità sempre nuova di attesa del compimento delle promesse del Padre, culminate nella venuta del Figlio Gesù Cristo; è anche “allenamento” vigile per accogliere la sua seconda venuta, quando “verrà a giudicare i vivi e i morti”. Inoltre l’attesa si fa vigilanza per imparare ad accogliere la quotidiana presenza del Signore, che si manifesta soprattutto nei più poveri ed abbandonati.

Ogni comunità viva questo tempo addestrandosi all’accoglienza, senza preclusioni e chiusure. Il Signore Gesù che viene nella nostra umanità ci insegna, infatti, il criterio sempre valido ed efficace dell’incarnazione, imparando da lui la vicinanza e la prossimità a tutti gli uomini. La visita pastorale, che è appena iniziata, intende essere un messaggio di pace e di speranza, di incontro e scambio di idee, progetti e programmi per un annuncio evangelico prorompente ed efficace.

Nell’avvento viviamo la speranza dell’incontro con Dio, che si manifesta in Gesù Cristo Signore. È Dio che visita la nostra umanità, si rende presente ed operante attraverso il suo Vangelo, che rinnova stimoli ed infonde energie sempre nuove per una sequela gioiosa ed entusiasta.

L’avvento è attesa operosa, piena di buoni frutti, è tempo di grazia, momento favorevole per la nostra salvezza. L’uomo vive in una costante attesa, attraversa le stagioni della sua vita sempre orientato al futuro, a ciò che accadrà. Nella vita spirituale si vive nella stessa dimensione, alimentando la fede con la preghiera e la carità, sostenuti dalla speranza che non delude.

Noi attendiamo il Signore! “Ora egli viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo, perché lo accogliamo nella fede e testimoniamo nell’amore la beata speranza del suo regno”. Egli rigenera la vita, rinnova le relazioni, apre alla condivisione di mezzi e risorse che appartengono a tutti. Non ci nascondiamo di fronte alle gravissime emergenze sociali… né ci sfugga il monito sempre più bruciante del Vangelo: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me” (Mt 25, 40); voglio credere che queste parole evangeliche abbiano ispirato l'opportuno post scriptum dell’editoriale di Avvenire del 2 Dicembre 2018, “per favore, chi ha votato la 'Legge della strada' ci risparmi almeno parole al vento e ai social sullo spirito del Natale, sul presepe e sul nome di Gesù. Prima di nominarlo, Lui, bisogna riconoscerlo”.

Disponiamoci ad accogliere il Signore con generosità. Prepariamo il cuore all’ascolto della sua Parola, unica fonte che ci rinfranca nella fatica e nelle cadute che il cammino della vita inevitabilmente riserva. L’ascolto presuppone il silenzio di chi sa attendere la rivelazione del Signore nostro Gesù Cristo che è alle porte e che ci invita a preparare il suo Natale.

Riscopriamo in questo avvento il senso più genuino del Natale. Spogliamolo dalle incrostazioni che ne hanno fatto perdere la bellezza. Restituiamo valore alla festa dell’incontro tra Dio e l’umanità. Allora sarà veramente Natale.

Buon cammino, nell’attesa del Signore!

+ P. Antonio De Luca, Vescovo

 

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Chiusura punti nascita di Sapri e Polla

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La dolorosa vicenda della possibile soppressione dei punti nascita nei Presidi Ospedalieri di Sapri e di Polla, contraddice un percorso di salvaguardia che il progetto aree interne aveva fin qui privilegiato. Impoverisce, inoltre, le nostre comunità e il mondo della sanità di servizi fondamentali senza i quali diventa sempre più difficile difendere la qualità della vita e lo spopolamento in atto. Tutto ciò mobilita anche la nostra Chiesa Diocesana che vuole sottolineare cammini pastorali capaci di salvaguradare i diritti della persona, la qualità della vita e la salvaguardia della casa comune.Oggi la sanità, domani potrebbero essere le scuole; è già toccato al tribunale e al carcere.

A me sembra che sensibilizzando le Istituzioni Statali e Regionali, nonché la responsabilità delle Comunità del territorio, possiamo percorrere la via di giuste rivendicazioni per non rendere invivibile la nostra terra.

Sostengo, apprezzo e mi unisco a quanti con l'unico intento di non danneggiare questo patrimonio del bene comune pongono in evidenza i bisogni e le esigenze di tutti nelle sedi istituzionali, le quali non possono ignorare le urgenze di intere popolazioni solo alla luce di calcoli e di interessi immediati.

Con i sacerdoti della diocesi siamo impegnati in questi giorni negli esercizi spirituali annuali, ma assicuriamo con la preghiera e la vicinanza di pastori la nostra solidarietà e la nostra adesione.

+ Padre Antonio De Luca
Vescovo di Teggiano-Policastro

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Celebrazione per l'inizio della Visita Pastorale

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Domenica 25 novembre, solennità di nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo, con la Celebrazione presieduta dal nostro Vescovo Antonio nella Cattedrale di Teggiano, inizierà la Visita Pastorale.

Il Vescovo, in quanto pastore della comunità, visita il Popolo Santo di Dio, non solo perché presenza viva del Signore in quella porzione di Chiesa particolare che gli è stata affidata, ma soprattutto come Padre che guida i suoi figli nella loro quotidianità. La Visita Pastorale è «tempo di grazia e momento speciale, anzi unico, in ordine all’incontro e al dialogo del Vescovo con i fedeli» (Pastores gregis, 46). La Visita sarà occasione per riscoprire la Parola di Dio, per unirsi nello spezzare il Pane, per vivere la carità cristiana e conformarsi ad un modello di comunione che si rinnova di volta in volta nell’incontro con i fratelli. Il Vescovo così ravviva l’amore che ha per i suoi fedeli, incoraggia, ammonisce e soprattutto esorta a rimanere saldi nella fede, perseveranti nella carità e sempre nuovi nella speranza (cfr. Apostolorum successores, n. 220). Durante la Visita Pastorale il Vescovo compie il suo ufficio di insegnare, santificare e governare, annunciando la Parola di Dio, celebrando i Sacramenti e guidando la preghiera comunitaria e, soprattutto, condividendo le gioie, i dolori e le speranze della comunità visitata (cfr. Pastores gregis, 46).

Nella Celebrazione sarà anche ordinato diacono il seminarista Antonio Costantino della Parrocchia San Nicola di Bari in Castelcivita.

Apostolorum successores, n. 220
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Le mie parole non passeranno

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18 novembre - XXXIII Domenica del Tempo Ordinario

“Donaci il tuo Spirito, perché operosi nella carità
attendiamo ogni giorno la manifestazione gloriosa del tuo Figlio" (dalla Liturgia).

Qualcuno potrebbe dire: “Finalmente!” Ci siamo. Anche il Signore ci dice che siamo alla fine. Prepariamoci allora ad affrontare la catastrofe che incombe. Non sembra che alcune di queste cose descritte dal Vangelo di oggi si stiano avverando? Basta guardarsi attorno e si vedono sciagure, catastrofi, segni nella terra e nel cielo, maremoti, terremoti, guerre infinite che seminano distruzione e morte. Sembra che ormai la storia non ci riservi altro per il futuro, non dobbiamo attenderci nulla di nuovo.

Eppure il Vangelo non è una cronaca di ciò che è accaduto o anticipazione di ciò che accadrà, non intende illustrare i passaggi che conducono alla fine, non ha pretesa di esaurire le attese apocalittiche. Il Vangelo e la sua narrazione, infatti, si fonda nelle promesse di Dio, sulla sua fedeltà all’alleanza. Il Vangelo di questa domenica è un invito forte a rileggere tutti gli avvenimenti nell’ottica di Dio, senza perdere di vista l’essenziale, cioè la fede nel Signore risorto. Le comunità cristiane vivono la tribolazione della testimonianza, sono come quei germogli di cui parla Gesù, in attesa che portino frutti buoni.

Non è un resoconto storico la pagina evangelica di questa domenica, l’evangelista Marco, sotto l’ispirazione dello Spirito, narra ciò che accade sotto i suoi occhi, attinge dalla tradizione orale alcuni detti di Gesù, con rimandi all’antico testamento, per dare sicurezza alla sua comunità che vive la tensione tra l’ideale cristiano e la propria condizione di persecuzione e di difficoltà. Alle esigenze specifiche dei primi cristiani, Marco risponde con questo Vangelo, adottando un linguaggio apocalittico bisognoso di interpretazione.

La certezza che la nostra storia non è in cammino verso la fine, ma verso “il fine” è il punto di partenza. Ai discepoli che chiedono a Gesù di ammirare la bellezza e la sontuosità del tempio e di Gerusalemme, Gesù risponde che “non resterà pietra su pietra” (Mc 13, 2). Alla richiesta di spiegazione il Maestro parla della grande tribolazione, cioè la distruzione della città e del tempio, innestando la scena della venuta del Figlio dell’uomo, quando la storia dell’umanità subirà non la sua drammatica catastrofe, ma il suo grande rinnovamento.

Dal Vangelo allora sorge una grande speranza. Certi che “il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mc 13, 31) il cristiano è incamminato verso la piena manifestazione del Signore, senza la paura del domani, senza il desiderio di indagare il “come” e il “quando”. Vigilare, stare attenti, desti e sempre pronti ad accogliere il Figlio dell’uomo, guardando i segni dei tempi come sempre maturi per l’entrata di Dio nella nostra storia. La creazione non sarà distrutta, ma rinnovata quando “Dio sarà tutto in tutti” (1 Cor 15, 28).

Buona e santa domenica!

+ P. Antonio, Vescovo