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Padre, perdona loro

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Le sette parole di Gesù in croce
Le ultime parole di un morente, sono quelle che si custodiscono con grande premura. Racchiudono il segreto di un’esistenza spesa al servizio di ideali, ma contengono anche una profezia che interpella per il futuro. La morte è consegna di un passato ma è rivelazione di futuro. Così nella tradizione cristiana è maturata la riflessione intorno alle sette parole di Gesù, che i Vangeli registrano con dettagliata accortezza. Sono come sette note musicali, che collocate sul pentagramma dell’umana esistenza hanno generato eroiche fedeltà all’Amato Maestro, che sulla croce apre la via della Redenzione. Ci soffermiamo ogni giorno su una delle ultime frasi pronunciate dal Gesù Crocifisso, per un grande esercizio di compassione accanto a Gesù, e per trarre poi occasione di crescita e di impegno nella nostra vita cristiana.

1. «PADRE, PERDONA LORO PERCHÉ NON SANNO QUELLO CHE FANNO» (Lc 23 ,34)
Cominciamo il nostro cammino di preparazione spirituale verso la Pasqua soffermandoci sulla prima di queste frasi. Viene proferita da Gesù, e riguarda il suo singolare rapporto con il Padre, ma non distoglie lo sguardo ai soldati, ai sommi sacerdoti, ai crocifissi con lui, a coloro che si sono miseramente attivati per decretare l’atroce condanna di croce. Per tutti una parola sovrumana, che si fa supplica ed invocazione: il perdono. «Sulla croce era nascosta la sola divinità» (In cruce latebat sola Deitas), così cantiamo in un antichissimo inno eucaristico, eppure proprio nel perdono la Divinità esprime la grandezza di un impegno e di una missione: perdonare. “Il perdono: lì c'è veramente il volto di Dio”, (Carlo Carretto). Il perdono di Gesù rivela l’accecamento e la mancanza di consapevolezza che i suoi crocifissori mostrano: «non sanno». Preda di questa ignoranza collettiva non mostrano alcun segno di pentimento, umanamente non meritano perdono, nulla fanno per ottenerlo, eppure Gesù prega che nel perdono intraprendano la via della conversone.

Il perdono mette insieme giustizia e misericordia. Perciò il perdono cristiano non è ingenuità, ne va confuso con l’indifferenza o la remissività, ma è un appello a risanare le radici dei mali che inquinano le relazioni tra le persone. Se perdonare è una fatica, più faticoso è innescare quei processi di risanamento e di revisione che il perdono porta con sé. Il perdono che non ristabilisce la verità e l’autenticità è espressione solo di resa e di paternalismo compassionevole. «Se il peccato è una realtà paralizzante, il perdono è invece vivificante» (G. Ravasi). Il perdono è responsabilmente gravido di futuro. Dio della misericordia e del perdono custodisca tutti, vi benedico.

+ p. Antonio De Luca

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Tutto è connesso

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I provvedimenti di restrizione di questi giorni, ci hanno obbligati a mettere in atto una serie di verifiche e di attenzione critica all’andamento generale dell’economia, della politica, dell’educazione, della custodia ambientale. Siamo arrivati in una terribile congiuntura che non è solo ambientale, non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale – avverte Papa Francesco – bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Tuttavia, se da un lato è necessaria l’analisi, urge anche una coraggiosa ed esplicita presa di posizione nell’indicare la terapia per il recupero di una qualità di vita proporzionata al benessere della persona umana e rispettosa degli equilibri ambientali. Papa Francesco lo ricorda: «Tutto è connesso. Se l’essere umano si dichiara autonomo dalla realtà e si costituisce dominatore assoluto, la stessa base della sua esistenza si sgretola». La minaccia di questa inesorabile lacerazione è in agguato nella preponderanza di una visione frammentata dei saperi, della stessa concezione della natura, verso la quale,senza alcun criterio di sostenibilità, ci si è accaniti per soddisfare una voracità consumista ora giunta all’apice della tollerabilità ambientale.

La concezione del "tutto è connesso", nasce dalla visione di un'ecologica umana integrale, che prende in seria considerazione non un solo aspetto del dibattito ecologista, ma li riconduce in una visione unitaria, dalla foresta amazzonica, ai microorganismi in estinzione, alla crescita della povertà, alla migrazione dei popoli. La persona umana con la sua intelligenza ed il suo sapere, in una visione mondiale, deve cogliere i tratti che lega tutti le emergenze, per denunciare la violenza di chi continua ad infliggere ferite mortali alla madre terra. Il danaro e il profitto di pochi non può devastare la casa di tutti. Dovunque, anche in un angolo recondito della terra, anche una piccola violazione di equilibri socio-ambientali, ha una terribile ricaduta su tutta l’umanità.

Le furbate dell’uomo ai danni della natura, non restano mai isolate, generano sempre una catena di disastri. La rinnovata questione ambientale non è l’elenco di provvedimenti tecnici e quasi sempre utilitaristici, che si devono mettere in atto per ripercorrere a ritroso la via del recupero. E' estremamente sbagliato credere cha ancora possiamo centellinare sulle decisioni. Siamo in una vera svolta antropologica, l’uomo non è padrone del mondo, né l’utilizzatore insensato di ogni risorsa. È urgente riscoprire i piccoli gesti di buone pratiche ambientali, cambiare stili di vita, recuperare una relazionalità con la natura che non è solo di mera contemplazione, ma di partecipazione alla sua salvaguardia e al suo sviluppo. Abbiamo preteso troppo dalla casa comune, abbiamo quasi estinto le risorse e preteso prestazioni tecnologiche al limite del collasso ambientale.

Ora bisogna ripartire mettendo in gioco il senso della responsabilità della politica, dell’economia, della cultura, dell’organizzazione sociale e della stessa visione antropologica. Risanare il pianeta richiede il risanamento del cuore dell’uomo!

Vi benedico con affetto.

+ p. Antonio De Luca

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Celebrazioni della Settimana Santa presiedute dal Vescovo

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Il nostro Vescovo Padre Antonio De Luca, presiederà i riti della Settimana Santa nella Cattedrale di Teggiano, senza concorso di popolo e a porte chiuse come previsto dal Decreto In Tempo di Covid-19 della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei sacramenti e degli Orientamenti per la Settimana santa della Presidenza CEI.

Le Celebrazioni saranno tutte trasmesse in diretta streaming sulla pagina facebook Diocesi di Teggiano-Policastro (https://www.facebook.com/diocesiteggianopolicastro), secondo il calendario e gli orari che seguono:

5 AprileDOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE
Ore 10:00 Celebrazione dell’Eucaristia

9 AprileGIOVEDI' SANTO
Ore 17:00 Celebrazione nella Cena del Signore

10 AprileVENERDI' SANTO
Ore 15:00 Celebrazione della Passione del Signore

PASQUA DI RISURREZIONE
Sabato 11 Aprile - Ore 19:00 Veglia Pasquale
Domenica 12 Aprile - Ore 10:00 Celebrazione Eucaristica

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Educare tra passione e stanchezza

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Educare rientra in quell’arte di amare che spinge a prenderci cura dell’altro, dei figli, del prossimo. La cura è una delle cifre fondamentali dell’essere umano che, in una dimensione generativa, permette all’altro di essere sé stesso, perché sostenuto, incoraggiato e custodito. La passione nell’educare, se costruita sulla reciprocità, genera una dinamica di crescita che aiuta a cercare la bellezza, a inseguire la passione per il bene, la giustizia, la custodia e il rispetto della natura. Essa impara anche a sognare, sebbene il clima di eccedenza del ‘tutto e subito’, che investe i nostri ragazzi e giovani, li trasferisce spesso nella terra arida del vuoto.

Siamo davanti a «una generazione che non conosce i sogni perché non sono state insegnate le passioni», afferma il noto psichiatra e sociologo M. Recalcati. Occorre riconoscerlo, viviamo un tempo di stanchezza educativa che trova sempre più soggetti dimissionari, inclini a perpetrare inconsapevolmente il divorzio tra istruzione ed educazione. Questo è uno dei pericoli peggiori, poiché si educa istruendo e si istruisce educando.

Educare significa puntare dritto al cuore, suscitare il desiderio, innestare aspirazioni elevate. Le nozioni hanno senso solo dopo le relazioni, che rendono tutti più umanamente maturi. Oggi più che mai, educare è una disciplina estremamente impegnativa, perché sottopone ad una costante verifica e al giudizio impietoso di ragazzi e giovani, figli, nipoti, che recriminano coerenza e credibilità. Solo con esse è possibile interagire, ricercare motivazioni e arrivare a condividere anche dei dolorosi “no!”. Non si tratta di metter paletti, quanto di alimentare un sano discernimento delle motivazioni che ci determinano e di ciò che veramente si desidera.Quando si educa il desiderio, si educa tutta la persona. Rallegra che si sia gradualmente attenuata l’ansia che faceva parlare di sfida educativa, generando implicitamente l’idea dello scontro o di una lotta tra avversari.

Mi piace percepire la bellezza di questa avventura dell’educazione che aiuta a mettersi in gioco, senza intimorire o scoraggiare per l’eccesso di responsabilità che essa comporta. Educare è sì impegnativo, e non dipende solo da tecniche, professionalità o didattica, ma è prima di tutto un atto di amore.

Un giornalista scrive «educare è la prima virtù del credere» e in questo umanesimo quotidiano rappresenta una comune consapevolezza da rafforzare. Essa ci fa mendicanti del cielo, genera un desiderio di infinito e l’apertura verso l’Assoluto, facendo attingere vigore per realizzare le speranze possibili.

Con la mia preghiera vi benedico.

+ p. Antonio De Luca