Stampa

Stemma Episcopale

stemmaL’emblema di giurisdizione del Ministero Episcopale di S.E. Mons. Antonio De Luca, nel solco della consuetudine della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, esplica negli elementi che compongono lo stemma, la persona del Vescovo, la Sua biografia, e la missione pastorale svolta in questi anni ispirata alla Parola di Dio che nella scelta del motto è così esplicitata: DUM OMNI MODO CHRISTUS ADNUNTIETUR tratto dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi (Fil 1,18) esortando con queste parole il Popolo dei credenti all’annuncio di Cristo, in ogni modo, in ogni forma, come dice San Paolo: Purché in ogni maniera, Cristo venga annunziato, …io me ne rallegro e continuerò a rallegrarmene. Ecco il significato del motto pastorale scelto da Mons. De Luca: Purché in ogni modo la verità della salvezza, venga annunciata! Vi è qui un richiamo alla missionarietà della Chiesa sempre viva, l’itineranza diventa lo spazio vitale, stile e spirito dell’Apostolo di Cristo, che segue l’invito del Maestro: Andate, fate miei discepoli… Missionarietà ed itineranza sono dimensioni che riguardano tutto il Popolo dei Redenti chiamato a vivere la pienezza della vita cristiana e la perfezione della carità, quale strada verso la santità, nella sequela Christi, nella consapevolezza che solamente nel mistero del Verbo incarnato trova luce il mistero dell’uomo; Cristo, infatti, rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione. (GS 22). Il richiamo alla realtà della Parola di Dio e al suo annuncio occupa nell’esistenza del Vescovo un’assoluta priorità, egli è consacrato per annunziare, attraverso la vita e la predicazione, l’abbondante Redenzione affinché il mondo intero ascoltando creda, credendo speri, sperando ami. (DV 1).

Lo stemma è cosi composto: la prima parte è di rosso, smalto che richiama lo spargimento di sangue, ma anche l’audacia, la fortezza, il dominio e l’amore. In questo caso simboleggia quell’amore che è scaturito dal sangue versato da Nostro Signore Gesù Cristo, per redimere l’umanità intera dal peccato. Il rotolo delle Sacre Scritture, la pergamena della Parola è d’oro. L’oro è il metallo più nobile del blasone. È il metallo dei re, degli imperatori, ma è anche simbolo e segno di fede, quella fede che scaturisce dalla Parola di Dio. Le lettere capitali greche alfa e omega, l’inizio e la fine, sono poste sul rotolo rappresentando ciò che è stato in tutti questi anni per S. E. Mons. Antonio De Luca. Nella seconda parte dello stemma il neo Presule ha voluto rappresentare Maria Ss.ma e il mare che bagna le Diocesi di Napoli, da dove il vescovo proviene e di Teggiano-Policastro dove svolgerà il Suo Ministero di Pastore. Questi elementi di colore azzurro sono posizionati su di uno sfondo d’argento. Quest’ultimo, è il secondo metallo usato in araldica. È simbolo di purezza e concordia, di amicizia ed equità, l’azzurro richiama “la fermezza incorruttibile a somiglianza del cielo che non è soggetto a corruzione ne a mutazione”. La stella ad otto punte è icona di Maria, creatura esente da ogni macchia di peccato, Madre della Chiesa, socia della Redenzione, stella che risplende sul cammino di ogni uomo, porto sicuro di salvezza, avvocata e mediatrice di grazia, titoli cari alla spiritualità alfonsiana. Nella terza parte come abbiamo detto all’inizio, nel solco della tradizione, si è inserito lo stemma della Congregazione di provenienza di S. E. Mons. De Luca, i Missionari Redentoristi. La simbologia nello stemma della Congregazione del SS. Redentore è ricca di significato e fu in uso fin dalle origini della stessa, con poche variazioni ed ideato dallo stesso fondatore S. Alfonso dei Liguori. È raffigurato con al centro il simbolo della fede, la Croce che ricorda il momento culminante della redenzione: la morte e la Risurrezione di Nostro Signore Gesù. I monogrammi di Gesù (IS) e Maria (MA) che si vedono ai lati della croce, toccano due temi molto significativi per S. Alfonso nell’espressione di questo mistero: Cristo Gesù, espressione suprema dell’amore e della misericordia del Padre e Maria che intercede e ci accompagna verso il mistero del Figlio. L’occhio radiante è l’elemento più caratteristico dello stemma e si ricollega a delle apparizioni avvenute a Scala, presso Amalfi, dove la Congregazione nacque. Si vede anche in esso un riferimento all’influenza della Provvidenza nel piano della Redenzione, nell’origine dell’Istituto e nella vita interiore dei membri della Congregazione del SS.mo Redentore.


Lo scudo è così araldicamente descritto:
troncato semi-partito: nel primo, di rosso, al rotolo della Sacra Scrittura aperto, d'oro, caricato delle lettere greche maiuscole Alfa e Omega di nero male ordinate in fascia; nel secondo, d'argento, alla stella di 8 punte accompagnata in punta da tre fasce ondate diminuite il tutto d'azzurro; nel terzo, d'azzurro alla Croce latina al naturale piantata su un monte di tre cime verde uscente dalla punta, ai cui bracci sono addossate una lancia e una spugna poggiate sulle cime laterali e incrociate in decusse, la croce è addestrata dal nonogramma di Gesù (IS), sinistrata dal monogramma di Maria (MA) e sormontata in capo da un occhio raggiante il tutto d'oro.

Il motto: DUM OMNI MODO CHRISTUS ADNUNTIETUR (Fil 1.18) che è in lettere latine maiuscole di nero con le iniziali di rosso, è caricato su di un cartiglio svolazzante al naturale, foderato di rosso.