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Ciò che dobbiamo recuperare

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Il volume “La scommessa cattolica”, realizzato da due valenti pensatori con il taglio antropologico e sociologico, docenti che contribuiscono notevolmente al dibattito nell’ambito culturale occidentale, riporta in copertina, oltre il titolo, un interrogativo pensoso: «C’è ancora un nesso tra il destino delle nostre società e le vicende del cristianesimo?». La risposta, dopo una riflessione articolata, profonda, realista, sofferta, onesta e schietta, arriva nelle ultime quattro righe del testo: «un compito entusiasmante ci attende, dunque, al quale tutti, ma proprio tutti, possiamo dare un contributo. Il compito di tornare all’intero come relazione vitale, dinamica e plurale. Un compito cattolico». Uno studio avvincente. Un appello attualissimo che se si deve tradurre in compito e missione non può che ripartire, non da dove avevamo lasciato prima del coronavirus, ma da ciò che sorregge in maniera strutturale la presenza cristiana nel mondo: rispondere a quell’appello che ci induce a trasformare il Vangelo in cultura ed animare la cultura con il Vangelo.

In primo luogo è necessario collaborare ad una ricomposizione dei saperi, sottraendoli alla frammentazione che genera anche conflittualità e scontro. Talvolta le sfide diventano contradditorie e sembrano persino smentirsi: la passione per le conquiste scientifiche per la vita, la ricerca sulla qualità e la difesa dell’esistere, la battaglia per i diritti fondamentali, deve fare i conti con l’isolamento degli indifesi, la noncuranza per la diffusa cultura abortista, il proliferare della povertà, lo sbilanciamento economico verso l’industria bellica e l’accaparramento di risorse nei paesi più poveri. Le multinazionali si appropriano delle immense distese di terra e anche delle persone che le abitano. Una ricomposizione dei saperi crea una dialettica di crescita e di vicendevole arricchimento nel rispetto di tutti. E nel sostegno di un’etica globale e condivisa.

Bisogna ristabilire il giusto equilibrio tra natura e cultura, nel rispetto di un sano principio di libertà che non può determinare arbitrio ed esaltazione di autodeterminazione. La natura ha regole e percorsi che la cultura non può manomettere ma solo incanalare, aiutare, senza alterare o rinnegare. L’esaltazione del diritto positivo, a scapito della legge naturale, determina un vuoto di orientamento e innesca una visione individualista della persona. Da un lato c’è l’esaltazione idolatrica della privacy, ma allo steso tempo in maniera pigra, pur di usufruire della gratuità di una app, acconsentiamo sbrigativamente all’utilizzo dei nostri dati, e il social cosi ci scheda, predefinisce opzioni, orientamenti, idee. Il Regolamento per il trattamento dei dati personali, viene legalmente disatteso con le nostre carte di credito, le tessere di fedeltà ai distributori di carburante, alla compagnia aerea, al supermercato. È già praticata in alcune nazioni la geolocalizzazione attraverso smartphone per arginare il contagio da covid-19, ma servirà solo a questo?

Nell’insorgere della robotica, è necessario ricomporre l’umano, ricomprenderlo alla luce delle fondamentali facoltà che solo alla persona libera è dato di avere: opzioni, sentimenti, responsabilità, decisioni ed emozioni, che esulano dalla competenza degli algoritmi, che per quanto impeccabili nella sommatoria di dati e delle impressionanti anticipazioni sui dati sociali, medici, economici, perciò indispensabili e preziosissimi, tuttavia non possono debellare e neanche indebolire la centralità della persona. Di fronte alle inquietanti situazioni del nostro tempo perché non aprirsi al mistero e ricominciare ponendoci sostanziali e decisive domande? Diceva il non credente G. Gaber: «Mi piacciono i cattolici perché si fanno ancora delle domande».

+ p. Antonio De Luca

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Pasqua ortodossa

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19 Aprile - Pasqua ortodossa

Auguri fratelli e sorelle Ortosossi.

Cristo è risorto! Un augurio ad ognuno di voi perchè davvero possa essere una Pasqua di Resurrezione e di vita.

Christòs anésti!  Cristos a Înviat!

+ p. Antonio de Luca e l'Ufficio Diocesano Migranti

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Non allentare la vigilanza

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Paradossalmente, stando a casa, abbiamo vissuto anche un singolare esilio. Mi piace quanto ha scritto recentemente un giornalista: «È negli esili che si fanno i sogni più grandi». Nella costrizione delle mura domestica, abbiamo riscoperto legami e modalità alternative per trascorrere questo tempo sospeso. Ma abbiamo anche percepito la pesantezza di ritmi ai quali eravamo completamente disabituati, ci sono mancate le passeggiate, le frequentazioni, la domenica… In questi esili si comincia a valorizzare la gioia delle cose semplici che un tempo abbiamo vissuto con disarmante abitudinarietà. Proprio nella privazione cominciamo a scoprire la bellezza delle cose che aiutano a vivere. Ma l’allerta non finisce, esiste il pericolo in agguato e abbiamo la responsabilità di non abbassare la guardia.

Senza illusione dobbiamo accettare che altri pericolosi virus si aggirano nel panorama mondiale delle relazioni tra i popoli, nella visione politica: il modello efficientista a discapito anche della democrazia, i sovranismi e le chiusure populiste, sono virus che inquinano e destabilizzano la convivenza pacifica dei popoli. In questa stagione abbiamo ascoltato affermazioni al limite della sopportabilità quando con tronfia sicumera, anche qualche capo di stato ha tentato di smentire i risultati scientifici in rapporto ai pericoli che corriamo. È criminale inneggiare alla «immunizzazione di gregge»; restando così inoperosi attendendo che il virus si dissipi da solo. Per fortuna, anche se con ritardo, si è preso coscienza della tragedia. Papa Francesco, in una recente intervista, ha pronunciato parole coraggiose: «Mi preoccupa l’ipocrisia di certi personaggi politici che dicono di voler affrontare la crisi, che parlano della fame nel mondo, e mentre ne parlano fabbricano armi. È il momento di convertirci da quest’ipocrisia all’opera».

Ci sono dei leader mondiali che si sono dissociati di fronte all’appello per risanare la madre terra. Non hanno inteso rispettare gli accordi, né richiedere consensi e coordinamento per il futuro del pianeta. Hanno persino irriso scienziati, che con il loro sapere, ci hanno allarmati sulle condizioni di malattia del nostro ambiente. Il riscaldamento globale promette la moltiplicazione delle pandemie tropicali, come affermano gli studiosi dei fenomeni ambientali. È Papa Francesco che in una recente intervista ricorda un proverbio spagnolo: «Dio perdona sempre, noi qualche volta, la natura mai». E continua poi: «Non abbiamo dato ascolto alle catastrofi parziali». È tipico di una cultura individualista e di una economia neoliberista affermare come verità quanto invece la storia, la scienza, e il presente dicono tutt’altro. Dobbiamo riscoprire lo stato sociale, il servizio pubblico nazionale e l’accesso alle cure per ogni cittadino, perché la salute di tutti è connessa alla salute di ciascuno.

In alcuni paesi è cominciata anche la strumentalizzazione della situazione di emergenza socio-sanitaria per permettere al virus populista di attaccare la governabilità di un paese, attraverso la disintermediazione delle forme di partecipazione e la richiesta di poteri speciali. Così la democrazia di un popolo viene pericolosamente sospesa! Il virus della frammentazione politica, economica, culturale e razziale aleggia sull’Europa, che se attecchisse produrrebbe solo guadagno e interesse per chi genera questo contagio sovranista. Le grandi conquiste del continente europeo, sulla libertà, la dignità umana, la solidarietà e l’accoglienza, la cooperazione, sono valori irrinunciabili, “senza una nuovo patriottismo, il declino dell'Unione è inevitabile”, hanno ricordato gli accademici europei. Contro questi virus non servono né le armi, né gli eserciti, e forse neanche l’incomprensibile rivendicazione di alcuni che pretenderebbero l’accesso ai riti e alle celebrazioni, - quest’ultima privazione è proprio un atto di amore - serve invece il sapere solidale e Trascendete che genera un diffuso e rinnovato umanesimo. Ciò che è vivo se non si rigenera degenera.

+ p. Antonio De Luca

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Pasqua 2020

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Carissimi fratelli e sorelle, il mattino di quella prima Pasqua si apre con la vista di una tomba violata ed il pianto e lo smarrimento di chi va al sepolcro per ultimare i prescritti riti di sepoltura. Accanto al dolore per la morte atroce, anche la desolazione nel non poter onorare il corpo di Cristo. Lo sconforto occlude i ricordi, la memoria è annebbiata; nessuno si sovviene dei discorsi, delle promesse, delle anticipazioni che Gesù ha fatto. C’è solo il lancinante dolore per la sua ‘assenza’.

Maria Maddalena è chiusa in un cerchio di angosciante tristezza che progressivamente si aprirà allo stupore e alla gioia quando ascolterà le parole del ‘misterioso personaggio’: «perché piangi? Chi cerchi?»; ed infine: «non mi trattenere ... ma va da miei fratelli…». Gesù, il Risorto, si rivela: ha vinto la morte ed ha introdotto l’intera umanità nella possibilità-certezza di una vita senza fine.

Questo è possibile se riusciamo a rispondere anche noi all’imperativo «non mi trattenere» del Cristo Risorto. «Non mi trattenere», può significare non cercare di chiudermi nei ragionamenti asfittici di calcoli ideologici; non compromettermi con quesiti che sanno più di calcolo che di fiducia; non coinvolgermi in vicissitudini che sono il frutto di ossessivi pronostici umani. «Non mi trattenere» è una rivendicazione di libertà; è un’ultima uscita di sicurezza, se si vuole seguire il Maestro morto e risorto. Andare con Lui diventa possibile e l’approdo è sicuro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro” (Gv 20,17). «Non mi trattenere», non è un rifiuto radicale né una disistima da parte di Gesù, al contrario, mostra alla Maddalena tutta la sua fiducia, affidando a lei, ed in lei anche a noi, l’annuncio fondamentale da portare ai fratelli.

Nel mattino di Pasqua c’è la vera consegna della fede che è abbandono, speranza e certezza di non essere lasciati soli anche quando «Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio» (Papa Francesco, Momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia, 27 marzo 2020).

In questa terribile prova, che getta ombre di tristezza, Gesù ci chiede di non legarlo alle nostre paure, ma di incamminarci con Lui sulla via pasquale di una nuova imminente Risurrezione, di una sicura guarigione del corpo e dello spirito. È vero, ci sentiamo privati della gioia più bella delle nostre comunità che è la Pasqua, ma non possiamo avvertire la mancanza del Risorto: anche nella sofferenza e nella prova Egli ci raggiunge e, benché non ci sottragga al dolore e alla sofferenza, ci dà la forza per imprimervi un senso nuovo attraverso il quale arrivare alla gioia della Risurrezione. La sua ‘misteriosa presenza’ è percepibile nelle domande che ci rivolge: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?» (Mc 4,40). Sono per noi domande ridondanti ed attuali. Gesù non vuole risposte nozionistiche, non chiede teoremi, vuole solo trasfigurare il nostro pianto in gioia, perché aver ritrovato Lui e la sua comunità ci permette ancora di continuare insieme a proclamare la sua morte e la sua Risurrezione nell’attesa della sua venuta.

In questo mattino di Pasqua, segnato dalla sofferenza ma illuminato dallo splendore della Risurrezione del Signore, voglio ricordare e ringraziare particolarmente i parroci che con generosità continuano ad assistere i poveri e a donare alle comunità l’assicurazione di una diuturna vicinanza. Con l’aiuto delle religiose e dei religiosi, la carità si fa concreta. Un grato e riconoscente apprezzamento agli Uffici Diocesani, che in diversi modi continuano a lavorare a servizio delle Comunità.

Un pensiero affettuoso unito alla preghiera va alle persone sole e malate, alle famiglie segnate dalla tristezza del lutto, a quelle provate dalla perdita di lavoro e di pane, ai fratelli migranti, ai giovani scesi in campo con tenacia e coraggio, ai volontari, alle forze dell’ordine, alle associazioni, agli operatori della sanità, alle istituzioni civili, e a chi ha inteso rendere dignitoso il servizio dell’informazione con il recupero di un’etica necessarissima, lottando ed astenendosi dalla diffusione di ogni falsa notizia e dal terrorismo informativo. Il Signore sostenga tutti!

Per intercessione di Maria, Regina dei cieli, nel nome della Trinità, di cuore vi benedico e vi auguro ogni bene nella speranza di riabbracciarci presto dopo la prova di questo momento.

Santa Pasqua di Risurrezione, carissimi amici!

+ p. Antonio De Luca