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Una lettera dopo la tempesta

Scritto da Massimo La Corte on .

Una lettera dopo la tempesta è iniziativa di un gruppo rappresentativo di persone impegnate nella promozione di una società accogliente, solidale e tollerante. Essa si rivolge a tutte le persone di buona volontà, e con l’interdisciplinarietà ha un carattere interconfessionale, inter-culturale e internazionale – esplicitato dalla versione del testo in più lingue – con la consapevolezza non solo che una crisi globale abbia bisogno di una risposta globale, ma che l’attuale crisi globale richieda una modalità globale di affrontare le cause dell’ingiustizia, a sostegno soprattutto di coloro che sono più esposti agli svantaggi che la globalizzazione dell’economia può produrre: gli ammalati, i carcerati, i poveri, i forestieri, i migranti, gli anziani, i giovani. In Una lettera dopo la tempesta si riconoscono i punti fondanti dell’esperantismo, che partendo dalla lingua internazionale, ha elaborato nel corso dei decenni e grazie al contributo di persone da tutto il mondo, l’idea iniziale dell’ideatore, il dott. Ludovico Lazzaro Zamenhof, di una fratellanza al di là di ogni confine: religioso, linguistico, etnico etc. Per questa ragione la versione esperantista di Una lettera dopo la tempesta accompagna la versione della lettera in altre lingue moderne.

Una lettera dopo la tempesta è un contributo per la riflessione sulle criticità del futuro a cui andiamo incontro in una fase avanzata dell’emergenza dovuta alla pandemia da Covid-19, ed è un sostegno a quanti in questa emergenza sono consapevoli dell’urgenza di una conversione e di decisioni che comportano scelte concrete, e che dunque già da ora si adoperano per una svolta, progettano la speranza di un futuro migliore e lavorano con determinazione per non ripetere gli errori del passato. La nostra speranza non è mero ottimismo, ma è un dono del Cielo: «Immette nel cuore la certezza che Dio sa volgere tutto al bene, perché persino dalla tomba fa uscire la vita» ― ha detto Papa Francesco nell’omelia della Veglia pasquale. Per uscire dall’emergenza della pandemia da Covid-19 vogliamo percorrere la via della speranza insieme a tutte le persone di buona volontà, credenti e non credenti, laici e religiosi di ogni popolo, religione e di ogni confessione, che voltano le spalle alla morte e aprono il cuore alla vita: nella difesa della giustizia e nella promozione della pace, nell’amore premuroso per la casa comune del creato, nell’accoglienza rispettosa di chi è profugo e di chi è diverso, nell’assistenza gratuita al malato, nella difesa coraggiosa di chi è discriminato, nel sostegno solidale al bisognoso, nell’educazione e nell’accompagnamento dei giovani e di chi dalla mancanza di speranza è come immobilizzato.

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