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In profondità alla luce della Parola

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«ANDARE IN PROFONDITÀ SI IDENTIFICA DUNQUE CON L’ANDARE ALLA LUCE DELLA PAROLA»
(Lettera pastorale, Ci siamo affaticati e non abbiamo preso nulla, 5)
Riflessioni di Padre Antonio De Luca, Vescovo di Teggiano-Policastro

Gli interrogativi di Gesù

Sono sorprendenti nel Vangelo alcune espressioni tipiche legate al contesto comunicativo del tempo di Gesù. Alcune parole appartengono, inequivocabilmente, a categorie particolari di persone. Ci accorgiamo subito leggendo i Vangeli le frasi che riaffiorano sulle labbra degli scribi e farisei, dei sommi sacerdoti, dei maestri della legge. Eppure Gesù usa le stesse parole, evidentemente con accentuazioni originali e con un contenuto eccezionale, infatti. «erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi» (Mc 1, 22). Gesù insegnava, viveva e faceva gesti e segni. Gesù pone interrogativi, offre spiegazioni, ma impartisce anche ordini. Gesù comunica con i silenzi, lo sguardo, il pianto. Insomma in Gesù Cristo tutto assume una valenza divina.

Talvolta le parole di Gesù sono proferite come domande, e alcune di esse continuano nel tempo a risuonare con scottante attualità nella vita spirituale di ciascuno di noi, delle nostre comunità e della Chiesa intera, restano conficcate nella memoria in attesa di una credibile risposta. In tutti i Vangeli sono presenti ben 174 domande, spesso Gesù usa questa forma verbale per qualificare sé stesso, la qualità delle domande che egli pone sottolineano costituiscono la possibilità di rendere i suoi interlocutori partecipi della rivelazione della sua identità. «Che cercate?» (Gv 1, 38); «Chi dice la gente che io sia?» (Mc 8, 27); «Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18, 8); «Donna, perché piangi? Chi cerchi?» (Gv 20,15); «Chi cercate?» (Gv 18,.4.7); «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?» (Gv 21,15.16.17); «Volete andarvene anche voi?» (Gv 6,67); «Capite quello che ho fatto per voi?» (Gv 13,12); «Chi mi ha toccato il mantello?» (Mc 5, 30).

Gesù pone interrogativi non per colpire le fragilità delle persone, né per smascherare l’umana incapacità a dare risposte convincenti, piuttosto le domande di Gesù sono sempre portatrici di rivelazioni decisive. Le domande di Gesù custodiscono delle grandi verità. Nei Vangeli sono contenute molte domande, alcune molto interessanti, altre forse meno, ma tutte attendono la risposta dell’uomo che si mette in ascolto. La rivelazione ha infatti una forma dialogica, Dio interpella ed attende con fiduciosa attesa. In tutta la rivelazione Dio manifesta la chiara volontà di instaurare con l’umanità una relazione così forte che il termine più adatto per definirla sarà alleanza, cioè relazione di comunione. Domande importanti segnano tutta la rivelazione, nell’antico come nel nuovo testamento. Come non ricordare le domande che Dio rivolge all’uomo nel libro del Genesi: «Dove sei?» (Gen 3, 9); «Dov’è Abele?» (Gen 4, 9).

Alla stessa maniera gli imperativi di Gesù, gli ordini che egli impartisce, sono indicatori di percorsi, scopritori di esistenze diversamente impegnate, gli imperativi illustrano un “valore aggiunto” che ogni vita possiede. «Seguimi» (Gv 21, 19); «Venite in disparte» (Mc 6, 31); «Taci» (Lc 4, 35); «Alzati» (Lc 7, 14); «Ascoltate» (Mt 13, 18); «Lasciatela fare» (Mc 14, 6); «Prendi il largo» (Lc 5, 4); «Date voi stessi da mangiare» (Mc 6, 37); «Quando pregate dite…» (Lc 11, 2); «Vieni fuori» (Gv 11, 43); «Andate...» (Mc 16, 15); «Non piangere» (Lc 7, 13); «Non mi toccare» (Gv 20, 17); «Effatà» (Mc 7, 34); «Fate attenzione a come ascoltate» (Lc 8, 18); «Stendi la mano» (Lc 6, 10); «Non temere»; «Abbi fede» (Mc 5, 36); «Vegliate-Vigilate» (Mt 25, 13); «Vegliate e pregate» (Mt 26, 41).

Sono degli scrigni che contengono la ricchezza di una identità svelata, non suscitano dubbi, anzi intendono dare un solco ai dubbi, alle incertezze.

Gli imperativi di Gesù educano le domande, fanno crescere i veri desideri, perché se gli interrogativi consegnano una rivelazione, gli imperativi donano una vocazione. Quando Gesù intima un ordine è sempre perché vuole fare luce su un compito, su una missione, su una vocazione. È importante saper cogliere dietro questi imperativi la carica vocazionale che contengono, saper ascoltare non per sottostare a degli ordini ricevuti, ma per generare la creatività che determina alleanza tra vita e fede. Gli imperativi di Gesù non hanno alcuna assonanza con l’aspetto filosofico. Essi non richiedono una supina e rassegnata esecuzione di ordini anzi, gli imperativi una volta proclamati da Gesù generano una molteplice inquietudine e soprattutto ci mettono di fronte a tantissime possibilità. Gli imperativi sono una rivelazione di volontà salvifica del Padre nella quale è possibile costruire la nostra pace. La volontà di Dio non ci vuole come meri esecutori di ordini ricevuti e, men che meno, erogatori di ordini per la vita degli altri. Gli imperativi ci collocano nella condizione di essere i cercatori del volto di Dio e della sua volontà di amore. Ecco perché porre attenzione agli imperativi di Gesù è come aprire il cuore alla ricerca delle beatitudini, condizione attraverso la quale ognuno di noi può raggiungere la propria gioia che è la santità. Gli imperativi smantellano sicurezze e posizione di consolidata quiete, aiutano a riprendere un cammino forse troppo spesso ricoperto di mediocre autocompiacimento di mete raggiunte che nascondono obiettivi ecclissati e talenti sotterrati.

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